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	<title>Commenti a: Materiale</title>
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		<title>Di: andrea</title>
		<link>http://partitosociale.wordpress.com/materiale/#comment-106</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 17:31:48 +0000</pubDate>
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		<description>Carissimi compagni un grande abbraccio di buon lavoro,abbiamo bisogno di voi.Chi vi scrive avrebbe un gran piacere di dare il proprio contributo ma le mie condizioni fisiche ed economiche sono notevolmente compromesse,hasta siempre Andrea</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi compagni un grande abbraccio di buon lavoro,abbiamo bisogno di voi.Chi vi scrive avrebbe un gran piacere di dare il proprio contributo ma le mie condizioni fisiche ed economiche sono notevolmente compromesse,hasta siempre Andrea</p>
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		<title>Di: PRC LATINA</title>
		<link>http://partitosociale.wordpress.com/materiale/#comment-104</link>
		<dc:creator>PRC LATINA</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 19:56:30 +0000</pubDate>
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		<description>a latina per la terza settimana il gap del circolo distribuirà frutta e verdura a prezzi d&#039;ingrosso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a latina per la terza settimana il gap del circolo distribuirà frutta e verdura a prezzi d&#8217;ingrosso</p>
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		<title>Di: franco</title>
		<link>http://partitosociale.wordpress.com/materiale/#comment-33</link>
		<dc:creator>franco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 18:00:38 +0000</pubDate>
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		<description>Nei ragionamenti intorno all&#039;ipotesi di &quot;partito sociale&quot; si propone un &quot;nuovo mutualismo&quot; come &quot;modalita&#039; dell&#039;agire politico&quot; e antitodo &quot;all&#039;autoreferenzialita&#039; della forma partito&quot; e come valore costitutivo di &quot;comunita&#039;&quot; e forme solidaristiche di &quot;aggregazione territoriale&quot;. M. Weber distingue metodologicamente tra &quot;comunita&#039;&quot;, cioe&#039; una una relazione sociale cui la disposizione dell&#039;agire poggia su una comune appartenenza soggettivamente sentita (affettiva o tradizionale) degli individui che ad esso partecipano, e &quot;associazione&quot; intesa come una relazione sociale in cui la disposizione dell&#039;agire sociale poggia su una identità di interessi, oppure su un legame di interessi motivato razionalmente
Nella proposta del &quot;partito sociale&quot; mentre gli &quot;interessi&quot; che costituirebbero la base della &quot;comunita&#039;&quot; appaiono abbastanza chiari, non e&#039; altretttanto evidente di quali elementi sia composta la sua &quot;appartenenza soggettivamente sentita&quot;?
Questa &quot;determinazione di valore&quot; sembra restare (ma forse mi sbaglio) su un terreno ambiguo, cioe&#039; sul piano di una declinazione della solidarieta&#039; in termini astrattamente universalistici (interclassisti?) e di un generico spirito di fratellanza in un &quot;rapporto tra eguali&quot;. Per me sarebbe importante capire se questa &quot;solidarieta&#039; dal basso&quot; e&#039; intesa come un principio di classe o come un principio di ordine sociale. E&#039; fondamentale e sostanzioso conoscere se questo progetto assume consapevolmente una sua &quot;competenza etica&quot;, cioe&#039; se esso assume come strategia e finalita&#039; il partire da una molteplicita&#039; di pratiche particolari per arrivere ad imporre una questione piu&#039; ampia che riguarda la trasformazione complessiva della societa&#039; (strumento per realizzare un modello di società alternativo a quello capitalistico) oppure, se esprime un tentativo di riassorbire la distruzione del welfare state e che  nel contesto di uno Stato in difficoltà, consapevolmente o meno, si rivela uno strumento di contenimento della spesa pubblica.
Il mutualismo poi si presentera&#039; anche come un&#039;impresa sociale che vive nel mercato? per coniugare cosa? Solidarieta&#039; ed efficienza economica? Un dispotivo che si candida a ricostruire  il &quot;capitale umano&quot;, a ri-creare quelle &quot;competenze produttive&quot;, &quot;reti di cooperazione&quot;, &quot;relazioni sociali&quot; adeguate alle nuove necessita&#039; della produzione di valore che le politiche neoliberiste hanno distrutto?  Si potra invece anche ragionare di &quot;non massimizzazione dell&#039;efficienza economica&quot; quando questa si rivelasse contraria  ai vantaggi, alla qualita&#039; della vita (orari di lavoro,autogestione del tempo, competitivita) dei soggetti che partecipano a questa relazione mutualistica-cooperativa?
Non sto pronunciando un giudizio negativo sul &quot;mutualismo&quot; ma, cerco di capirne i limiti e le potenzialita&#039; e di comprendere in che termini il &quot;partito sociale&quot; vuole riproporlo.
E&#039; esso solo una risposta dal basso in termini di autoamministrazione, &quot;autorganizzazione della poverta&#039;&quot; dinnanzi alla crisi economica, ai cambiamenti strutturali dell&#039;economia capitalistica o un tentativo di trasformare il lavoro decomposto e polverizzato sul territorio in una soggettivita politica? Un modello possibile per innescare un processo di ricomposizione sociale, un recupero di autonomia sui modi e tempi della vita quotidiana per produrre conflitto oppure uno strumento che si colloca all&#039;interno del &quot;legalitarismo&quot; , semplice strumento di &quot;emancipazione economica&quot;?
Stiamo discutendo di una proposta di cooperazione sociale configurata come strumento vitale di un processo strategico di liberazione, di autorganizzazione che generi coscienza di classe e lotte o di un modello mutualistico, comunitarista, sostanzialmente legalitarista ed interclassista?  Nei confini di un mutualismo comunitarista basato su &quot;una comune appartenenza soggettivamente sentita tradizionale&quot; privo di un&#039;esplicita connotazione di classe oggi si costruiscono alleanze d&#039;interessi territoriali reazionarie (la lega nord) e ammortizzatori ideologici del collasso sociale di cui e&#039; preda la societa&#039; italiana ( vedi la la nuova destra radicale, De Benoist, neocumunitaristi -neofascisti).
E&#039;, secondo me assolutamente necessario, chiarire la differenza, la discontinuita e l&#039;assoluta non contiguita&#039; con certe ideologie funzionali alla logica dello sfruttamento e del controllo per cogliere come un potenziale di ricomposizione gli spazi che si aprono nella societa&#039; civile sulla base della crisi dello Stato sociale.
Inoltre forse e&#039; il caso di tener conto in questa proposta  &quot;neomutualista&quot; della situazione di sviluppo diseguale che caratterizza le varie aree del paese. Quale possibilita&#039; ha di attecchire una proposta diciamo di welfare territoriale e mutualistico al Sud quando verra distrutta la contrattazione sindacale nazionale a favore di una contrattazione territoriale che rendera quella terra una colonia del capitale del Nord per sfruttare manodopera a basso costo e contemporaneamente  il &quot;federalismo fiscale&quot; ricollochera&#039; i profitti di queste imprese nel loro territorio d&#039;origine?
Quale configurazione assumera il &quot;modello mutualistico&quot; proposto? Una forma di solidarieta&#039; informale, non organizzata, illegale, conflittuale o sottomessa alla criminalita&#039;?
Quale democrazia economica sara&#039; possibile in quel contesto? Quali circuiti di produzione-cooperazione non mercificata nei settori abbandonati dallo stato saranno realisticamente praticabili?
Di quali &quot;risorse aggiuntive&quot; da canalizzare in &quot;politiche sociali&quot;  disporranno i lavoratori e le lavoratrici  che vivono alla ventura, senza alcuna sicurezza e stabilita economica?
Essi saranno costretti a scegliere se gestire la loro precarieta&#039; individualmente, arrangiandosi in circuiti  informali o attraverso il conflitto collettivo, ma in questo caso le &quot;risorse aggiuntive&quot; vanno prese dove sono, letteralmente espropriate.
Chi sara legale e chi illegale?
E da che parte stara il &quot;partito sociale&quot;? Non dico filosoficamente ma praticamente e concretamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nei ragionamenti intorno all&#8217;ipotesi di &#8220;partito sociale&#8221; si propone un &#8220;nuovo mutualismo&#8221; come &#8220;modalita&#8217; dell&#8217;agire politico&#8221; e antitodo &#8220;all&#8217;autoreferenzialita&#8217; della forma partito&#8221; e come valore costitutivo di &#8220;comunita&#8217;&#8221; e forme solidaristiche di &#8220;aggregazione territoriale&#8221;. M. Weber distingue metodologicamente tra &#8220;comunita&#8217;&#8221;, cioe&#8217; una una relazione sociale cui la disposizione dell&#8217;agire poggia su una comune appartenenza soggettivamente sentita (affettiva o tradizionale) degli individui che ad esso partecipano, e &#8220;associazione&#8221; intesa come una relazione sociale in cui la disposizione dell&#8217;agire sociale poggia su una identità di interessi, oppure su un legame di interessi motivato razionalmente<br />
Nella proposta del &#8220;partito sociale&#8221; mentre gli &#8220;interessi&#8221; che costituirebbero la base della &#8220;comunita&#8217;&#8221; appaiono abbastanza chiari, non e&#8217; altretttanto evidente di quali elementi sia composta la sua &#8220;appartenenza soggettivamente sentita&#8221;?<br />
Questa &#8220;determinazione di valore&#8221; sembra restare (ma forse mi sbaglio) su un terreno ambiguo, cioe&#8217; sul piano di una declinazione della solidarieta&#8217; in termini astrattamente universalistici (interclassisti?) e di un generico spirito di fratellanza in un &#8220;rapporto tra eguali&#8221;. Per me sarebbe importante capire se questa &#8220;solidarieta&#8217; dal basso&#8221; e&#8217; intesa come un principio di classe o come un principio di ordine sociale. E&#8217; fondamentale e sostanzioso conoscere se questo progetto assume consapevolmente una sua &#8220;competenza etica&#8221;, cioe&#8217; se esso assume come strategia e finalita&#8217; il partire da una molteplicita&#8217; di pratiche particolari per arrivere ad imporre una questione piu&#8217; ampia che riguarda la trasformazione complessiva della societa&#8217; (strumento per realizzare un modello di società alternativo a quello capitalistico) oppure, se esprime un tentativo di riassorbire la distruzione del welfare state e che  nel contesto di uno Stato in difficoltà, consapevolmente o meno, si rivela uno strumento di contenimento della spesa pubblica.<br />
Il mutualismo poi si presentera&#8217; anche come un&#8217;impresa sociale che vive nel mercato? per coniugare cosa? Solidarieta&#8217; ed efficienza economica? Un dispotivo che si candida a ricostruire  il &#8220;capitale umano&#8221;, a ri-creare quelle &#8220;competenze produttive&#8221;, &#8220;reti di cooperazione&#8221;, &#8220;relazioni sociali&#8221; adeguate alle nuove necessita&#8217; della produzione di valore che le politiche neoliberiste hanno distrutto?  Si potra invece anche ragionare di &#8220;non massimizzazione dell&#8217;efficienza economica&#8221; quando questa si rivelasse contraria  ai vantaggi, alla qualita&#8217; della vita (orari di lavoro,autogestione del tempo, competitivita) dei soggetti che partecipano a questa relazione mutualistica-cooperativa?<br />
Non sto pronunciando un giudizio negativo sul &#8220;mutualismo&#8221; ma, cerco di capirne i limiti e le potenzialita&#8217; e di comprendere in che termini il &#8220;partito sociale&#8221; vuole riproporlo.<br />
E&#8217; esso solo una risposta dal basso in termini di autoamministrazione, &#8220;autorganizzazione della poverta&#8217;&#8221; dinnanzi alla crisi economica, ai cambiamenti strutturali dell&#8217;economia capitalistica o un tentativo di trasformare il lavoro decomposto e polverizzato sul territorio in una soggettivita politica? Un modello possibile per innescare un processo di ricomposizione sociale, un recupero di autonomia sui modi e tempi della vita quotidiana per produrre conflitto oppure uno strumento che si colloca all&#8217;interno del &#8220;legalitarismo&#8221; , semplice strumento di &#8220;emancipazione economica&#8221;?<br />
Stiamo discutendo di una proposta di cooperazione sociale configurata come strumento vitale di un processo strategico di liberazione, di autorganizzazione che generi coscienza di classe e lotte o di un modello mutualistico, comunitarista, sostanzialmente legalitarista ed interclassista?  Nei confini di un mutualismo comunitarista basato su &#8220;una comune appartenenza soggettivamente sentita tradizionale&#8221; privo di un&#8217;esplicita connotazione di classe oggi si costruiscono alleanze d&#8217;interessi territoriali reazionarie (la lega nord) e ammortizzatori ideologici del collasso sociale di cui e&#8217; preda la societa&#8217; italiana ( vedi la la nuova destra radicale, De Benoist, neocumunitaristi -neofascisti).<br />
E&#8217;, secondo me assolutamente necessario, chiarire la differenza, la discontinuita e l&#8217;assoluta non contiguita&#8217; con certe ideologie funzionali alla logica dello sfruttamento e del controllo per cogliere come un potenziale di ricomposizione gli spazi che si aprono nella societa&#8217; civile sulla base della crisi dello Stato sociale.<br />
Inoltre forse e&#8217; il caso di tener conto in questa proposta  &#8220;neomutualista&#8221; della situazione di sviluppo diseguale che caratterizza le varie aree del paese. Quale possibilita&#8217; ha di attecchire una proposta diciamo di welfare territoriale e mutualistico al Sud quando verra distrutta la contrattazione sindacale nazionale a favore di una contrattazione territoriale che rendera quella terra una colonia del capitale del Nord per sfruttare manodopera a basso costo e contemporaneamente  il &#8220;federalismo fiscale&#8221; ricollochera&#8217; i profitti di queste imprese nel loro territorio d&#8217;origine?<br />
Quale configurazione assumera il &#8220;modello mutualistico&#8221; proposto? Una forma di solidarieta&#8217; informale, non organizzata, illegale, conflittuale o sottomessa alla criminalita&#8217;?<br />
Quale democrazia economica sara&#8217; possibile in quel contesto? Quali circuiti di produzione-cooperazione non mercificata nei settori abbandonati dallo stato saranno realisticamente praticabili?<br />
Di quali &#8220;risorse aggiuntive&#8221; da canalizzare in &#8220;politiche sociali&#8221;  disporranno i lavoratori e le lavoratrici  che vivono alla ventura, senza alcuna sicurezza e stabilita economica?<br />
Essi saranno costretti a scegliere se gestire la loro precarieta&#8217; individualmente, arrangiandosi in circuiti  informali o attraverso il conflitto collettivo, ma in questo caso le &#8220;risorse aggiuntive&#8221; vanno prese dove sono, letteralmente espropriate.<br />
Chi sara legale e chi illegale?<br />
E da che parte stara il &#8220;partito sociale&#8221;? Non dico filosoficamente ma praticamente e concretamente.</p>
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